In alcune dichiarazioni rilasciate all’agenzia di stampa Lusa, Rita Matias, diventata mamma poco più di un mese fa, ha indicato di aver presentato una “proposta formale” in occasione della conferenza dei leader del 7 settembre affinché il Parlamento disponga di condizioni adeguate per l’estrazione e la conservazione del latte materno.
Dibattito interno
La parlamentare ha affermato che «Chega ha già tenuto diverse discussioni interne sull’argomento» e che questa proposta «non è stata necessariamente motivata» dalla sua situazione attuale, «ma perché la stessa cosa potrebbe essere già successa ad altre deputate».
«Successivamente abbiamo anche contattato l’ufficio del Presidente dell’Assemblea della Repubblica e abbiamo appreso da uno dei suoi consiglieri che si incontreranno con il Segretario Generale per cercare di capire se sia possibile o meno ricavare una sala per l’allattamento all’interno degli spazi del Parlamento», ha affermato.
Rita Matias ha spiegato che attualmente non esiste uno «spazio adeguato» nell’Assemblea della Repubblica per l’estrazione e la conservazione del latte materno e ha sottolineato che «questa soluzione possa essere prevista per il futuro, per garantire che nessuna donna debba sentirsi costretta a rinunciare all’allattamento al seno per tornare a svolgere le proprie mansioni o che non disponga di uno spazio adeguato».
Un’eredità positiva
«Penso che sarebbe un’eredità positiva che Chega potrebbe lasciare in questa sede, anche a difesa delle donne e della loro partecipazione, affinché non debbano rinunciare al proprio spazio politico, quello spesso conquistato a fatica, semplicemente perché sono diventate madri», ha sostenuto.
La deputata di Chega ha detto di sperare che «l’ufficio del Presidente dell’Assemblea della Repubblica e il Segretario Generale possano mostrarsi sensibili alla questione, perché ci sono sicuramente altre donne che si troveranno ad affrontare questa situazione», ma non ha ancora ricevuto una risposta.
Rita Matias ha ammesso che questa richiesta «non è facile per la direzione dell’Assemblea» in termini di organizzazione degli spazi, ma è «qualcosa di necessario» ora e per il futuro, e può essere utilizzata sia dalle deputate che dalle dipendenti.
«È un servizio che molte aziende private già offrono, così come alcuni spazi pubblici, e pertanto non ha senso che la casa della democrazia non sia anch’essa un punto di riferimento per altri luoghi in cui sono presenti donne», ha sostenuto.
Per quanto riguarda il suo ritorno alle mansioni pochi giorni dopo essere diventata madre e la decisione di non prendere il congedo parentale, nonostante la legge sul lavoro preveda un periodo di congedo obbligatorio di 42 giorni per la madre subito dopo il parto, Rita Matias ha giustificato la sua scelta affermando di essere soggetta allo statuto dei deputati.
«Siamo soggetti a un regime giuridico diverso. Per i lavoratori dipendenti è vero; tuttavia io non ho un contratto con l’Assemblea della Repubblica, né l’Assemblea della Repubblica ha un contratto con me; si tratta di una carica pubblica e, pertanto, la questione non si è posta, e riesco anche a conciliare le due cose grazie alla natura eccezionale delle funzioni parlamentari», ha spiegato.
La deputata ha inoltre affermato di voler «lanciare un segnale per far capire che non è necessario scegliere» tra la carriera politica e la maternità.








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