Non siamo di fronte a un ciclo di euforia, né a uno scenario di ripiegamento difensivo. Siamo in una fase in cui l'economia, l'immobiliare, l'energia e il capitale istituzionale iniziano ad allinearsi strutturalmente. Il contesto internazionale rimane impegnativo, con una crescita globale moderata, tensioni geopolitiche persistenti e catene di approvvigionamento riconfigurate. A livello interno, dobbiamo affrontare un'ulteriore prova della nostra capacità collettiva: le recenti forti tempeste che hanno colpito il Paese e devastato una delle regioni più produttive del territorio nazionale. La distruzione di infrastrutture, unità produttive e aree agricole avrà un impatto economico rilevante e richiederà uno sforzo finanziario significativo da parte del bilancio dello Stato nei prossimi anni. La ricostruzione non sarà immediata, né economica. Sarà un processo di resilienza prolungato.
Tuttavia, è proprio qui che si rivela la maturità. Il Portogallo entra in questo difficile ciclo con una base macroeconomica incomparabilmente più solida rispetto alle crisi precedenti. Una crescita economica costante, un'inflazione stabilizzata, un tasso di disoccupazione storicamente basso e un debito pubblico su una traiettoria discendente creano spazio per l'azione. I graduali miglioramenti del rating sovrano e il consolidamento fiscale degli ultimi anni non sono stati semplici esercizi contabili, ma sono serviti a costruire la credibilità. E questa credibilità è oggi una risorsa decisiva per affrontare shock inattesi come questo. Non siamo mai stati così ben preparati finanziariamente per assorbire una sfida di queste dimensioni, pur sapendo che i prossimi anni richiederanno disciplina, definizione delle priorità e visione strategica nell'utilizzo delle risorse pubbliche.
Ma la vera svolta non sta solo nella risposta congiunturale alla catastrofe. Sta nella trasformazione strutturale della logica economica e immobiliare del Paese. Per decenni il settore immobiliare è stato visto come una conseguenza della crescita. Oggi è diventato una condizione per la crescita. Senza alloggi a prezzi accessibili, non c'è mobilità del lavoro. Senza uffici di qualità, non c'è fidelizzazione dei talenti. Senza una logistica efficiente, non c'è competitività industriale. E, cosa sempre più evidente, senza infrastrutture resilienti non c'è continuità produttiva di fronte a eventi meteorologici estremi. Il territorio è diventato infrastruttura economica e la resilienza è diventata parte integrante del suo valore.
Il Portogallo ha un vantaggio strategico da non sottovalutare. L'elevata incorporazione di energie rinnovabili, soprattutto solare ed eolica, posiziona il Paese a un livello competitivo rilevante nel contesto europeo. In un momento in cui la disponibilità di energia è un criterio decisivo per la localizzazione di investimenti intensivi, questa variabile acquista un peso strutturale. L'energia non è più solo un costo operativo ed è diventata un fattore determinante nella decisione di investire nel settore immobiliare e industriale. Allo stesso tempo, la necessità di ricostruire dopo le tempeste rafforza l'urgenza di infrastrutture più robuste, reti più intelligenti e una pianificazione territoriale più resiliente. Investire nella ripresa non può limitarsi a sostituire l'esistente. Bisogna costruire meglio.
Allo stesso tempo, dobbiamo affrontare la sfida strutturale degli alloggi. La domanda rimane resistente, ma l'offerta rimane limitata. Le nuove costruzioni al di sotto delle esigenze reali, i costi elevati e la lentezza delle licenze creano uno squilibrio che incide sulla competitività economica e sulla coesione sociale. Se vogliamo attrarre talenti, sistemare la popolazione e sostenere la crescita, dobbiamo risolvere questa variabile. L'industrializzazione dell'edilizia, la semplificazione amministrativa e il consolidamento del leasing istituzionale possono rappresentare un vero cambiamento strutturale, soprattutto se integriamo criteri di efficienza energetica e resilienza climatica nei nuovi progetti.
Siamo quindi di fronte a un bivio che unisce sfida e opportunità. Le recenti tempeste ci ricordano che il rischio climatico non è più una proiezione futura, ma una realtà presente. Ma dimostrano anche che la preparazione istituzionale, la disciplina di bilancio e la solidità del sistema finanziario fanno la differenza. Possiamo continuare a crescere in modo incrementale, reagendo agli eventi, oppure possiamo assumere un chiaro posizionamento strategico come Paese resiliente, competitivo dal punto di vista energetico e preparato territorialmente alle sfide climatiche dei prossimi decenni.
Secondo la mia lettura, il futuro sarà definito da chi saprà integrare tre dimensioni: capitale, energia e resilienza. Il patrimonio immobiliare non è più solo un asset finanziario ed è diventato uno strumento strategico per la ricostruzione, l'adattamento e la crescita sostenibile. In un mondo che cresce meno, compete di più e affronta shock climatici ricorrenti, chi allinea territorio, sostenibilità e credibilità finanziaria si assicura un vantaggio strutturale. E, nonostante la durezza del momento attuale, credo che il Portogallo non sia mai stato così ben preparato ad affrontare questa sfida a lungo termine con responsabilità e lungimiranza.


