In un comunicato diffuso oggi, l’associazione guidata da Luís Miguel Ribeiro sottolinea che il Bilancio dello Stato 2027 (OE2027) «deve porre la crescita economica e la competitività delle imprese al centro della politica economica».

«Il Portogallo sta crescendo, ma non abbastanza per allinearsi all’Unione europea. Il prossimo bilancio deve quindi creare le condizioni affinché l’economia cresca a un ritmo più sostenuto, trainata da un aumento degli investimenti, della produttività, delle esportazioni e del valore aggiunto», sostiene.

A questo proposito, l’associazione chiede «un alleggerimento del carico fiscale per chi investe e crea valore» e un sistema fiscale «che favorisca la crescita delle imprese, la capitalizzazione e la conquista di nuovi mercati».

Reddito delle imprese

Tra le misure proposte figura un’aliquota del 12,5% ​​per i primi tre esercizi fiscali per le società nate da fusioni tra piccole e medie imprese (PMI) — compreso un aumento del 30% sui costi ammissibili di integrazione aziendale — nonché la riduzione progressiva (fino alla sua definitiva eliminazione) della sovrimposta statale (*derrama estadual*) e un aumento del 150% sulle spese di internazionalizzazione ai fini dell’imposta sulle società.

L’AEP sostiene inoltre l’estensione del regime di incentivi fiscali diretti SIFIDE oltre il 2026 — «garantendo così stabilità agli investimenti in R&S» — nonché l’esenzione delle società non finanziarie dall’imposta di bollo sui finanziamenti destinati a investimenti o al fabbisogno di capitale circolante, il rafforzamento degli incentivi alla capitalizzazione tramite conferimenti di capitale proprio e la semplificazione dei pagamenti anticipati delle imposte.

«L’economia portoghese ha bisogno di imprese di maggiori dimensioni, meglio capitalizzate e più internazionalizzate. La politica fiscale dovrebbe incoraggiare questo processo anziché penalizzarlo», sottolinea l’associazione.

Per l’AEP, un’altra priorità per il Bilancio di Stato 2027 deve essere la riduzione della pressione fiscale sul lavoro e l’investimento nelle competenze della forza lavoro, vista la carenza di manodopera e la difficoltà di attrarre e trattenere i talenti.

Adeguamenti annuali

A tal fine, propone di ridurre la progressività dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRS) riducendo il numero delle fasce di imposta e attuando adeguamenti annuali delle fasce.

Sostiene inoltre un aumento del 50% della deducibilità fiscale (IRC) per i costi sostenuti dalle imprese per l’alloggio dei dipendenti e per le spese relative al personale giovane altamente qualificato, nonché il riconoscimento della formazione modulare finanziata dai fondi europei — quando integrata nei piani formativi delle associazioni di categoria — ai fini del raggiungimento delle 40 ore obbligatorie di formazione continua.

Per realizzare «uno Stato più efficiente e un sistema giudiziario che non penalizzi le imprese», chiede «obiettivi vincolanti per ridurre progressivamente i tempi dei procedimenti giudiziari in materia economica e fiscale» al fine di «raggiungere il più rapidamente possibile un tempo medio di risoluzione non superiore a 180 giorni».

Propone inoltre di ampliare l’ambito di applicazione dell’«approvazione tacita» (in cui il silenzio amministrativo implica l’approvazione) nei casi che non riguardano questioni di rilevante interesse pubblico, nonché la pubblicazione sistematica degli indicatori di prestazione dei servizi pubblici.

A fronte della pressione sui costi energetici, l’AEP sostiene la necessità di un sostegno eccezionale, temporaneo e mirato per i settori più esposti all’aumento dei costi energetici — in particolare attraverso «sussidi diretti alle attività più colpite» — sottolineando che «la competitività delle imprese portoghesi non può continuare a essere penalizzata da costi energetici che compromettono la loro capacità di competere sui mercati internazionali».

Per quanto riguarda la coesione territoriale, l’associazione imprenditoriale chiede misure concrete per attrarre investimenti e attività economiche nelle regioni meno dinamiche, in particolare aumentando a un milione di euro il limite massimo del reddito imponibile ammissibile all’aliquota del 12,5% dell’imposta sul reddito delle società (IRC).

L’obiettivo è quello di creare «le condizioni per attrarre investimenti di riferimento e generare effetti di ricaduta a favore delle microimprese e delle PMI in quelle regioni».

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