Nell’ambito del pacchetto di luglio relativo alle procedure di infrazione, Bruxelles ha inviato al Portogallo un parere motivato in cui si afferma che il Paese “non ha raggiunto diversi obiettivi di riciclaggio dei rifiuti” previsti dalla legislazione europea.
Il problema riguarda la direttiva quadro sui rifiuti, che stabilisce obiettivi obbligatori per la preparazione al riutilizzo e al riciclaggio dei rifiuti urbani.
Obiettivo non raggiunto
Il Portogallo fa parte del gruppo di 12 Stati membri che non hanno raggiunto l’obiettivo del 50% per rifiuti quali carta, metallo, plastica e vetro, che avrebbe dovuto essere raggiunto entro il 2020.
Allo stesso tempo, la Commissione europea ha individuato carenze nel raggiungimento degli obiettivi previsti dalla direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.
Secondo l’istituzione, «sette Stati membri non hanno raggiunto diversi obiettivi per il 2020, il 2021, il 2022 e il 2023», individuando il Portogallo e Cipro come i paesi che non hanno raggiunto l’obiettivo specifico relativo al vetro.
Oltre al Portogallo, sono stati oggetto di pareri motivati anche la Bulgaria, la Repubblica Ceca, la Grecia, la Spagna, la Croazia, Cipro, l’Ungheria, Malta, la Polonia e la Romania.
Altri paesi oggetto di notifica
La Commissione europea ha inoltre avviato nuove procedure di infrazione inviando lettere di notifica formali a Germania, Grecia e Cipro.
Per Bruxelles, «il raggiungimento di questi obiettivi è essenziale per promuovere il mercato unico delle materie prime secondarie e rafforzare l’economia circolare», contribuendo a ridurre la dipendenza dell’Unione europea dai paesi terzi e a migliorare l’efficienza delle risorse.
La Commissione europea sottolinea inoltre che gli Stati membri dovranno rafforzare l’applicazione delle norme, tenendo conto degli obiettivi di riciclaggio più esigenti che saranno applicati nel 2025, nel 2030 e nel 2035.
Il Portogallo ha ora due mesi di tempo per rispondere al parere motivato e presentare le misure adottate per correggere le carenze individuate.
Se la risposta non sarà ritenuta soddisfacente, la Commissione europea potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Unione europea.









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