In primo luogo, la questione riguarda la mancata notifica relativa al recepimento della direttiva di modifica unica 2024/1233, che rafforza il quadro normativo dell’Unione europea (UE) in materia di migrazione per motivi di lavoro, agevolando l’ammissione e il mantenimento dei lavoratori provenienti da paesi terzi.
Le nuove norme riducono a 90 giorni il termine per la decisione sulle domande di permesso unico che copre sia il soggiorno che il lavoro e consentono ai cittadini extracomunitari di presentare domanda sia dall’estero sia, per i titolari di un permesso di soggiorno valido, dall’interno degli Stati membri.
Il termine per la trasposizione è scaduto il 21 maggio e il Portogallo ha ora due mesi di tempo per riferire sui progressi compiuti nel frattempo.
La direttiva sull’autorizzazione unica rafforza la protezione contro lo sfruttamento sancendo il diritto di cambiare datore di lavoro e imponendo monitoraggi, ispezioni, meccanismi di reclamo, ricorsi giudiziari e sanzioni.
Per quanto riguarda la direttiva 2024/1346 sulle condizioni di accoglienza, il Portogallo avrebbe dovuto completare, entro il 12 giugno, il processo di recepimento nel diritto nazionale delle norme che garantiscono che tutti i paesi dell’UE forniscano condizioni di vita adeguate e comparabili ai richiedenti protezione internazionale.
Tale direttiva conferisce inoltre agli Stati membri flessibilità nella gestione dei propri sistemi di accoglienza e introduce norme volte a prevenire e scoraggiare i movimenti secondari non autorizzati, comprese misure volte a ridurre le disparità tra i sistemi degli Stati membri.
Il recepimento completo e tempestivo della direttiva è fondamentale per garantire la certezza del diritto e il corretto funzionamento del sistema di migrazione e asilo, secondo la Commissione europea, che concede al governo due mesi di tempo per rispondere.








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