L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha espresso le proprie preoccupazioni in una lettera indirizzata al Presidente dell’Assemblea della Repubblica, José Pedro Aguiar-Branco.
Le tre proposte hanno già superato una prima votazione parlamentare e sono ora oggetto di un esame approfondito. Se non verranno ritirate, Türk ha chiesto che siano riesaminate attraverso un processo di consultazione trasparente e inclusivo prima di procedere.
Cosa comporterebbe il cambiamento
Uno dei punti principali riguarda il riconoscimento giuridico dell’identità di genere.
Le proposte del PSD e di Chega reintrodurrebbero l’obbligo di presentare documentazione medica nel corso della procedura. L’ONU sostiene invece che il riconoscimento giuridico del genere dovrebbe basarsi sull’autodeterminazione individuale attraverso una procedura amministrativa semplice.
L’Ufficio dell’Alto Commissario ha avvertito che richiedere una diagnosi o una perizia medica rischia di trattare l’identità di genere come un disturbo medico e potrebbe ledere diritti quali la privacy e l’autonomia personale.
Türk ha inoltre criticato specificamente la terminologia utilizzata nella proposta di Chega che fa riferimento a un «disturbo dell’identità di genere», sostenendo che ciò potrebbe stigmatizzare le persone transgender. Tale terminologia non è più inclusa nella classificazione dei disturbi mentali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Un’altra questione riguarda i sedicenni e i diciassettenni.
In base all’attuale sistema portoghese, i giovani di queste età possono richiedere la modifica del proprio nome e dell’indicatore di genere nel registro civile con il consenso dei genitori e la conferma medica della loro capacità di prendere tale decisione. Le proposte del PSD e di Chega eliminerebbero tale possibilità.
L’ONU sostiene che qualsiasi modifica che incida su tali diritti dovrebbe prevedere la consultazione dei giovani direttamente interessati. Sottolinea inoltre che la modifica del nome legale o dell’indicatore di genere di una persona è una questione distinta dal ricorso a trattamenti medici.
La proposta del CDS-PP affronta la questione delle cure mediche in modo più diretto, cercando di vietare le terapie ormonali e i bloccanti della pubertà per i minori di 18 anni.
L’ONU riconosce che esiste un dibattito scientifico, giuridico ed etico in corso su tali trattamenti, ma sostiene che un divieto assoluto potrebbe sollevare questioni relative ai diritti dei minori alla salute e alla non discriminazione.
Chega afferma che non ritirerà la proposta
Il leader di Chega, André Ventura, ha risposto mercoledì mattina all’intervento delle Nazioni Unite, affermando che il suo partito non ritirerà la proposta di legge.
Ventura ha definito la proposta di Chega «assolutamente ragionevole» e ha ribadito la sua opposizione alla possibilità per i minori di cambiare legalmente sesso.
L’intervento dell’ONU fa seguito a una denuncia presentata dal deputato del Bloco de Esquerda Fabián Figueiredo e dall’eurodeputata Catarina Martins in merito alle modifiche proposte alla legislazione portoghese vigente in materia di identità di genere.
Le proposte proseguiranno ora l’iter parlamentare, dove la formulazione dettagliata potrà ancora essere modificata prima dell’approvazione definitiva della legge.









Follow us on social media