Secondo il Rapporto annuale sui servizi idrici e di gestione dei rifiuti (RASARP) di quest’anno, il 98,84% dell’acqua del rubinetto è sicura; tale dato risulta dalla combinazione del tasso di completamento delle analisi obbligatorie (99,91%) con il rispetto dei valori parametrici (98,93%).
I dati appena pubblicati segnano l’undicesimo anno consecutivo in cui l’indicatore di qualità dell’acqua si attesta al 99%, come indica il rapporto, visionato da Lusa. Da essi emerge che la sicurezza dell’acqua «a monte» (il processo di prelievo, trattamento e trasporto verso i comuni) rimane al 99,69%, mentre quella «a valle» (distribuzione ai consumatori) si attesta al 98,84%.
Susana Rodrigues, direttrice del Dipartimento Qualità dell’ERSAR, rileva «alcuni problemi» nei sistemi di dimensioni più ridotte, aggiungendo che i sistemi a monte offrono maggiore sicurezza, in parte perché sono più professionalizzati.
Lo scorso anno sono state effettuate 74.473 analisi sull’acqua a monte, coprendo l’intero programma previsto, e solo 229 (0,31%) non hanno soddisfatto gli standard.
Per l’acqua a valle, sono state condotte 392.667 analisi (il 99,1% dell’obiettivo), di cui 4.235 (1,07%) hanno evidenziato non conformità, in parte a causa della scarsa qualità dell’acqua in alcune fontane pubbliche.
Rispetto all’anno precedente, la percentuale di acqua sicura è passata dal 98,86% nel 2024 al 98,84% nel 2025; il numero di comuni (225, pari all’81%) con una qualità dell’acqua pari o superiore al 99% è rimasto invariato, mentre 42 comuni (15%) hanno registrato una percentuale di acqua potabile del 100% (cinque in meno rispetto al 2024).
Altri 51 comuni hanno registrato percentuali di acqua potabile superiori al 95% ma inferiori al 99% — lo stesso dato del 2024.
Secondo le mappe dell’ERSAR, i risultati migliori (99% o superiori) coprono la maggior parte del Paese, ad eccezione di alcune regioni dell’Alentejo e dei comuni dell’entroterra centrale e settentrionale.
La maggior parte dei casi di non conformità riguarda il pH (31%) e i parametri microbiologici (38%), causati, rispettivamente, dalle caratteristiche naturali dell’acqua e da malfunzionamenti dei sistemi di disinfezione.
Due comuni sono finiti nella zona “rossa” — il che significa che non hanno superato la soglia del 95%: Marco de Canaveses e Fornos de Algodres.
Nel primo caso, il dato più basso è legato alle analisi dell’acqua delle fontane pubbliche; secondo Susana Rodrigues, queste non dovrebbero nemmeno essere utilizzate, dato che è disponibile anche l’acqua del rubinetto, che è di «ottima qualità».
A Fornos de Algodres, il problema era di natura puramente amministrativa, legato alla certificazione scaduta del tecnico incaricato delle analisi.
«Il messaggio chiave è che non c’è acqua non sicura», ha affermato la funzionaria durante la presentazione del rapporto, sottolineando l’importanza che i comuni si colleghino ai sistemi di approvvigionamento idrico all’ingrosso.
Anche Vera Eiró, presidente del consiglio di amministrazione dell’ERSAR, ha sostenuto che «un collegamento tra la rete di distribuzione locale e il sistema di approvvigionamento all’ingrosso offre la massima garanzia», aggiungendo che i comuni stanno coordinando sempre più strettamente le loro attività, concentrando i propri sforzi su un ente comune.
Secondo l’ERSAR, solo 62 comuni dispongono di sistemi integrati verticalmente, il che significa che sono responsabili sia dell’approvvigionamento all’ingrosso che della distribuzione locale. Allo stesso tempo, 180 fontanelle pubbliche continuano a rappresentare l’unica fonte di acqua potabile per 8.797 abitanti.
I sistemi più difficili da gestire, caratterizzati dal maggior numero di zone di approvvigionamento, si trovano nel settore della distribuzione locale nell’entroterra del Paese.
Se un comune presenta numerose zone di approvvigionamento, spesso gestite dai consigli parrocchiali, ciò può portare a una «non conformità microbiologica»; pertanto, la soluzione ideale è che queste località si colleghino ai sistemi di approvvigionamento all’ingrosso, ha sottolineato Susana Rodrigues.
Ha inoltre spiegato che, sebbene l’anno scorso siano stati introdotti nuovi parametri di analisi, la qualità dell’acqua non ha subito un peggioramento.
Lo scorso anno, l’ERSAR ha condotto 60 ispezioni presso gli enti gestori, emettendo notifiche formali di violazione nei confronti di 32 di essi (principalmente a causa di carenze nella divulgazione dei dati). A titolo di confronto, l’ASAE ha effettuato 128 ispezioni sui sistemi di approvvigionamento privati.








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