L’ultimo rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) afferma che la concentrazione media globale di CO₂ in superficie ha raggiunto i 426,8 ppm nel 2025 (il 153% del livello preindustriale del 1750).
Anche il metano e il protossido di azoto (il secondo e il terzo gas serra a lunga durata più importanti derivanti dall’attività umana) hanno seguito la stessa traiettoria e hanno anch’essi raggiunto nuovi massimi storici. La concentrazione di metano ha raggiunto i 1948 ppb (il 267% dei livelli del 1750).
Il metano ha una permanenza nell’atmosfera molto più breve rispetto alla CO₂, ma rappresenta comunque circa il 16% della forzante radiativa dei gas serra a lunga durata. L’OMM rileva inoltre che circa il 35% delle emissioni di metano proviene da fonti naturali, che sono molto sensibili ai cambiamenti climatici (ad esempio le zone umide), mentre il restante 65% deriva da fonti antropiche (allevamento, coltivazione del riso, esplorazione e produzione di combustibili fossili, discariche e combustione di biomassa).
I livelli di protossido di azoto sono superiori del 126% rispetto ai livelli preindustriali ed è il terzo principale responsabile dell’effetto serra (una combinazione di fonti naturali e antropogeniche, tra cui fertilizzanti agricoli, combustione di biomassa e attività industriali).
La vice segretaria generale dell’OMM, Ko Barrett, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha avvertito che il continuo accumulo di questi gas sta intrappolando una quantità straordinaria di calore nell’atmosfera, portando a un numero sempre crescente di eventi meteorologici estremi e a rischi crescenti per l’economia e la società.
Ha sottolineato che, dato che gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi mai registrati e che tale tendenza dovrebbe continuare, la lunga permanenza della CO₂ nell’atmosfera avrà un impatto sul sistema climatico per anni, decenni e persino secoli a venire.








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