Un nuovo studio pubblicato dalla Fundação Francisco Manuel dos Santos analizza in dettaglio il sistema fiscale portoghese, esaminando i costi legati all’assunzione di personale, gli oneri fiscali a carico delle imprese e le difficoltà che possono complicare gli investimenti.

Il rapporto, intitolato «Portugal Fiscal», è stato redatto dagli economisti e fiscalisti Sérgio Vasques, Susana Peralta e José Pedro Sousa.

Tra i risultati emersi vi è un'analisi dettagliata di come viene ripartito lo stipendio prima che giunga sul conto corrente del dipendente.

I ricercatori hanno esaminato l’esempio di un lavoratore single senza figli con uno stipendio lordo annuo di 40.504 euro.

Una volta inclusi i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, il costo annuale totale per l’assunzione di quella persona sale a 50.124 euro.

Il dipendente, tuttavia, riceve circa 27.476 euro al netto dell’imposta sul reddito e dei propri contributi previdenziali.

Ciò comporta una differenza di 22.648 euro tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto percepito dal lavoratore.

Gli economisti definiscono questo fenomeno «cuneo fiscale», che misura la quota dei costi del lavoro rappresentata dalle imposte e dai contributi previdenziali obbligatori.

In questo caso, il cuneo fiscale è pari al 45,2%.

Vale la pena notare che ciò non significa che il dipendente perda personalmente il 45,2% del proprio stipendio lordo. Parte della differenza deriva dai contributi versati separatamente dal datore di lavoro.

Per un lavoratore con uno stipendio lordo annuo inferiore, pari a 24.254 €, lo studio calcola un costo totale del lavoro di 30.014 €, con un cuneo fiscale del 39,3%.

Questi esempi mostrano come il costo di assunzione di una persona possa essere notevolmente superiore allo stipendio indicato nel contratto di lavoro.

I costi del lavoro rappresentano solo una parte del quadro finanziario delle aziende che operano in Portogallo.

Le imprese devono inoltre districarsi tra l’imposta sul reddito delle società, nota come IRC, insieme a una serie di obblighi di rendicontazione e, in alcuni casi, a oneri comunali e statali aggiuntivi.

L’aliquota standard dell’imposta sulle società in Portogallo è del 19% nel 2026, in calo rispetto al 20% del 2025.

Sono previste ulteriori riduzioni, che porteranno l’aliquota al 18% nel 2027 e al 17% nel 2028.

Le piccole imprese che soddisfano i requisiti beneficiano di un’aliquota ridotta del 15% sui primi 50.000 € di utile imponibile.

Tuttavia, le aziende di maggiori dimensioni possono essere soggette a sovrattasse aggiuntive, con l’aliquota nominale combinata massima che raggiunge il 29,5%.

Non tutte le imprese pagano tale importo

Lo studio ha rilevato che l’aliquota media effettiva dell’imposta sulle società nel 2024 era pari al 18,6%, riflettendo l’influenza di detrazioni, esenzioni e altre disposizioni fiscali.

La ricerca evidenzia inoltre quanto siano concentrati i pagamenti dell’imposta sulle società.

Nel 2024, solo 1.343 aziende, pari allo 0,2% dei contribuenti societari esaminati, rappresentavano il 44% dell’IRC accertato.

Il costo nascosto di norme complesse

Per le imprese, le aliquote fiscali sono solo uno degli aspetti da considerare. Comprendere le norme e rispettarle può comportare costi aggiuntivi.

Il rapporto individua nella complessità del sistema fiscale portoghese un ostacolo, in particolare quando le imprese devono fare i conti con una legislazione in continua evoluzione, diversi regimi fiscali e oneri di rendicontazione estesi.

La risoluzione delle controversie può richiedere anche anni

Alla fine del 2025, i tribunali amministrativi e fiscali portoghesi avevano 26.942 cause fiscali pendenti.

Alcune controversie che passano attraverso diversi gradi di appello possono richiedere più di un decennio prima di giungere a una decisione definitiva.

Per un’impresa che deve affrontare l’incertezza sulla propria posizione fiscale, ciò può rendere più difficile la pianificazione a lungo termine.

Lo studio solleva inoltre interrogativi sull’ampio sistema di incentivi fiscali del Portogallo.

Nel 2025 erano in vigore 781 agevolazioni fiscali, ma il costo del 39% di esse non era stato quantificato.

I ricercatori sostengono che una maggiore trasparenza e una valutazione più coerente aiuterebbero a stabilire se tali incentivi stiano producendo i benefici previsti.

Cosa significa questo per gli investimenti?

Il governo portoghese ha presentato le riduzioni previste dell’imposta sulle società come un modo per rendere il Paese più competitivo e incoraggiare gli investimenti delle imprese.

Aliquote più basse potrebbero migliorare le prospettive finanziarie di alcune aziende, ma lo studio suggerisce che anche la prevedibilità e la semplicità amministrativa meritano attenzione.

Le imprese che devono decidere se espandersi, assumere personale o investire devono comprendere non solo quanto pagheranno in tasse, ma anche con quanta affidabilità verranno applicate le norme.

Per i dipendenti, la differenza tra il costo totale del lavoro e la retribuzione netta rimane altrettanto significativa.

I risultati offrono una prospettiva utile su un dibattito ben noto in Portogallo: migliorare i salari e attrarre investimenti implica ben più che una semplice modifica delle aliquote fiscali nominali.

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