Da un’indagine condotta dai servizi segreti spagnoli emerge che il Marocco non abbia pianificato né organizzato l’afflusso massiccio di persone a Ceuta avvenuto giovedì scorso, il cui bilancio provvisorio delle vittime, aggiornato a lunedì, era di almeno 72 persone, la maggior parte delle quali annegate.

Le autorità spagnole mantengono questa posizione nonostante il fatto che il Paese nordafricano abbia «tratto vantaggio politico» dall’attenzione internazionale, secondo fonti citate da El País.

Tuttavia, se il governo fosse stato avvertito in anticipo è un altro argomento di discussione, e il quotidiano The Objective riferisce che le valutazioni dei servizi segreti avevano segnalato una possibile entrata di massa a Ceuta e Melilla in occasione della Festa del Trono del Marocco.

Le autorità erano state avvertite?

Informazioni provenienti da fonti dei servizi segreti militari e civili suggeriscono che il governo spagnolo fosse in realtà stato avvertito in anticipo del rischio di un arrivo massiccio di migranti e che fossero stati emessi allarmi dei servizi segreti nel corso di diversi giorni, comprese le ore immediatamente precedenti l’evento, riferisce Euronews.

Al contrario, sabato il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha affermato che i servizi di intelligence non avevano fornito alcun preavviso su ciò che si stava preparando dall’altra parte del confine. Entrambe le versioni si basano su fonti non identificate e il Ministero della Difesa non le ha né confermate né smentite, poiché i rapporti del Centro Nazionale di Intelligence sono riservati, come riporta MercoPress.

Diffusione di informazioni false

Per la prima volta dall’accaduto di giovedì scorso, lunedì scorso i funzionari marocchini hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche, attribuendo l’accaduto a diversi fattori combinati quali le reti di traffico di esseri umani, la disinformazione e interpretazioni errate di una sentenza della Corte Suprema spagnola. Una visione su cui il Ministero dell’Interno spagnolo e il primo ministro Pedro Sánchez sembrano attualmente concordare.

La sentenza della Corte Suprema, emessa dalla sezione amministrativa, ha stabilito che le persone che raggiungono Ceuta e Melilla a nuoto non possono essere rimpatriate sommariamente senza una procedura formale. Tuttavia, la sentenza non dichiara illegali i rimpatri alla frontiera, né modifica la legge sull’immigrazione: si limita semplicemente a fornire un’interpretazione vincolante di una disposizione esistente.

Sui social media è circolata un’interpretazione distorta di tale sentenza, mentre nei gruppi di messaggistica si sono diffuse affermazioni false secondo cui la Spagna non avrebbe rimpatriato coloro che erano entrati a Ceuta.

Controlli alle frontiere insufficienti

Ceuta e Melilla sono territorio spagnolo; ciononostante, il Marocco rivendica entrambe le città. Nel corso del mese di luglio, i sindacati della Guardia Civile avevano segnalato l’inadeguatezza delle risorse per far fronte agli «arrivi via mare» e, giovedì scorso, la sorveglianza di frontiera è stata ridotta e poi sospesa, secondo quanto riferisce MercoPress.

La Guardia Civile e la Polizia Nazionale di stanza al confine non sono state in grado di fermare l’enorme ondata di migranti, che secondo le stime di Reuters supera le 50.000 persone, e hanno invece concentrato i propri sforzi sull’assistenza alle persone ferite, secondo quanto riferito da diverse fonti.

Le fonti interpellate da The Objective hanno inoltre criticato Madrid per non aver dispiegato immediatamente l’esercito, nonostante disponga di unità militari in stato di allerta sia a Ceuta che a Madrid.

«Avrebbero potuto essere mobilitate senza riunioni preliminari, semplicemente in seguito a una decisione politica e a un ordine del comando operativo», riporta Euronews citando le fonti di The Objective.

Richieste di un intervento europeo

Venerdì, il primo ministro Sánchez ha descritto l’evento come «un attacco e una violazione dell’integrità territoriale della Spagna». Ciononostante, il governo spagnolo non ha accusato ufficialmente il Marocco di esserne responsabile, né ha convocato il Consiglio di sicurezza nazionale.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha chiesto un’«azione congiunta» in materia di sicurezza delle frontiere. In una lettera indirizzata al primo ministro Sánchez, von der Leyen ha elogiato la sua «rapida gestione» della crisi, aggiungendo però che: «Da questo incidente emerge chiaramente che dobbiamo fare di più per rafforzare ulteriormente i nostri confini nei punti critici», riporta la BBC.

Nella lettera, von der Leyen ha avvertito che «la protezione di tutti i nostri confini esterni è una responsabilità europea condivisa», chiedendo al contempo «un monitoraggio vigile e l’uso di barriere fisiche dove necessario», secondo quanto riportato dalla BBC. Il Ministero della Difesa spagnolo ha messo a disposizione del Ministero dell’Interno circa 1.600 militari per compiti di sorveglianza.