La selezione ufficiale è stata scelta tra 410 candidature, tra cui lungometraggi di finzione e documentari nazionali e internazionali prodotti per il cinema e la televisione, nonché opere di arti visive realizzate in formato digitale, video o pellicola, tutte incentrate su tematiche ambientali, ha aggiunto CineEco in un comunicato.
In totale, a Seia saranno proiettati 106 film, 87 dei quali in concorso nelle sei categorie principali del festival.
A ottobre, «Seia torna a essere il fulcro del cinema ambientale internazionale, con nove giorni dedicati alla proiezione di film nazionali e internazionali che sensibilizzano e stimolano la riflessione sulle principali questioni ambientali del nostro tempo», hanno sottolineato gli organizzatori.
Un punto di forza è la selezione internazionale di lungometraggi, che porta in Portogallo dieci documentari per la loro prima nazionale; questi film hanno già vinto premi o sono stati selezionati per festival prestigiosi come Cannes, Rotterdam, Visions du Réel (Francia), Sundance (USA), CPH: DOX (Danimarca) e il Festival del Cinema di Salonicco (Grecia).
Si tratta di «racconti ambientali di grande attualità che trattano modelli economici, nuove sfide nell’attivismo ambientale, l’apartheid climatico, la migrazione ambientale, le specie, gli habitat e lo sfruttamento delle risorse nei cinque continenti».
Tra le selezioni per il 2026, CineEco mette in evidenza diversi film, tra cui due opere di finzione: *On the Sea*, in cui Helen Walsh esplora la tensione tra tradizione e natura in una comunità di pescatori gallese, e la commedia francese *L’Espèce explosive* di Sarah Arnold, incentrata sul conflitto tra agricoltori, cacciatori e cinghiali.
In un festival dedicato ai temi ambientali, le minacce poste dalla modernità e dai cambiamenti climatici occupano un posto di rilievo. Ne sono un esempio l’impatto sulle antiche comunità pastorali, ritratto in *Let Our Mountains Live* del regista norvegese Håvard Bustnes, che segue gli allevatori di renne Sami nella loro lotta contro il più grande parco eolico d’Europa, e *Iron Winter* di Kasimir Burgess, che immortala l’impegno incrollabile di due amici nel proteggere duemila cavalli durante il rigido inverno del deserto mongolo.
Le proiezioni a Seia includeranno vari film che affrontano il cambiamento climatico e il riscaldamento globale, contribuendo al contempo a individuare le tracce contemporanee del potere coloniale, a comprendere i conflitti derivanti dallo sfruttamento delle risorse e a riflettere sulle minacce alla sostenibilità e ai paesaggi naturali.
Tra gli altri temi trattati figurano le azioni delle popolazioni autoctone, i dilemmi relativi alla gestione delle risorse e alla pianificazione urbana, le questioni riguardanti gli ecosistemi acquatici, gli aspetti legati alle culture indigene e all’attivismo locale, il rimboschimento, la conservazione del patrimonio immateriale e le migrazioni causate da pressioni ambientali o sociali.
Tra i film in lingua portoghese selezionati, spicca la prima nazionale del film di fantascienza Yellow Cake del regista brasiliano Tiago Melo — un progetto prodotto da Kléber Mendonça Filho ed Emilie Lescaux, entrambi candidati all’Oscar per Secret Agent.
Il Festival Internazionale del Cinema Ambientale della Serra da Estrela presenta inoltre film incentrati sull’area protetta locale, con quattro film in concorso e uno fuori concorso: Lessons of Fire (Lições de Fogo) di John Webster, un documentario sugli incendi boschivi in Portogallo girato a Castelo Branco e nel villaggio di Sabugueiro, a Seia.
A questa edizione partecipano complessivamente 144 registi.
CineEco, il Festival Internazionale del Cinema Ambientale della Serra da Estrela, è uno dei festival più antichi al mondo dedicati a questo tema; si tiene ogni anno a ottobre senza interruzioni dal 1995, su iniziativa del Comune di Seia.








Follow us on social media