Come emerge dai dati dell’OCSE sull’edilizia abitativa a prezzi accessibili pubblicati da Visual Capitalist, una fonte che include anche i risultati di uno studio del 2019 condotto da Clark, Huang e Yi sul mercato cinese, otto delle prime dieci posizioni della classifica globale sono occupate da Stati comunisti, attuali o ex. La Slovacchia è in testa alla classifica con il 93,5% della popolazione che vive in abitazioni di proprietà, seguita dalla Romania con il 92,8%, dalla Croazia con il 90,4% e dalla Cina con il 90%; Anche la Lituania, la Bulgaria, la Polonia e la Lettonia figurano tra le prime dieci, tutte con tassi di proprietà superiori all’80%. Il Portogallo si colloca al 17° posto con un tasso di proprietà immobiliare del 72,1%, leggermente al di sotto della media dell’Unione Europea pari al 72,5%.
Questo andamento geografico deriva direttamente dalle politiche abitative attuate negli ultimi decenni. L’elevato tasso di proprietà immobiliare nei paesi dell’Europa orientale può essere attribuito alla privatizzazione degli alloggi precedentemente di proprietà dello Stato, con gli appartamenti venduti a prezzi bassi alle persone che già vi abitavano in seguito al crollo dei sistemi socialisti.
In Cina, le ampie modifiche legislative degli anni ’90 hanno incoraggiato i residenti ad acquistare appartamenti pubblici a prezzi ridotti, rendendo così la proprietà privata di un’abitazione una componente fondamentale della ricchezza delle famiglie e un fattore determinante sia per il settore immobiliare che per l’economia nazionale.
Al contrario, le principali potenze economiche presentano tassi di proprietà immobiliare notevolmente inferiori. La Germania registra un tasso del 41 per cento, mentre la Svizzera si attesta al 38,2 per cento — il più basso tra tutti i paesi esaminati. Ciò è dovuto a mercati locativi ben organizzati, a diritti legali solidi a tutela degli inquilini e a canoni di locazione a lungo termine ragionevolmente accessibili, tutti elementi che riducono la motivazione all’acquisto.
Allo stesso modo, il Canada (68,6 per cento), gli Stati Uniti (65,3 per cento), l’Australia (62,7 per cento) e la Francia (58,5 per cento) si collocano pari o al di sotto della media OCSE del 70,1 per cento. Al contrario, paesi sviluppati come la Spagna (73,6 per cento), l’Italia (75,2 per cento), Islanda (78,4%) e Giappone (84%) presentano livelli elevati di proprietà immobiliare, a dimostrazione del fatto che le politiche pubbliche, i modelli di finanziamento e le dinamiche del mercato degli affitti hanno un impatto sull’accesso alla proprietà altrettanto rilevante quanto quello del reddito nazionale.








Follow us on social media