La terza edizione del Rapporto macroeconomico sul Portogallo, redatto dal Gruppo Bancario BFF in collaborazione con Nova SBE, mostra che il PIL è cresciuto dello 0,8% su base trimestrale tra aprile e giugno, superando i dati registrati da paesi quali Germania, Francia, Italia e Spagna.
A questa performance ha fatto da cornice un mercato del lavoro dinamico: il tasso di disoccupazione è sceso al 5,3%, il livello più basso dall’avvio dell’attuale serie metodologica nel 2011, mentre il numero di occupati ha raggiunto il livello record di 5,4 milioni.
Sebbene l’andamento complessivo sia stato positivo, lo studio mette in guardia riguardo a nuovi segnali di pressione economica, soprattutto in relazione al costo del lavoro e agli investimenti. La carenza di manodopera in settori quali l’edilizia, la sanità e la tecnologia ha determinato un aumento del costo del lavoro del 5,4% (che nel settore edile ha raggiunto il 7,1%), con un incremento superiore alla crescita della produttività per lavoratore.
L’inflazione di fondo è salita al 2,7% in agosto a causa dei costi energetici internazionali determinati dalle interruzioni nello Stretto di Ormuz. Allo stesso tempo, gli investimenti sembrano rallentare, con gli investimenti fissi lordi in calo dell’1,9% su base trimestrale e il valore degli appalti per opere pubbliche in calo del 39% nei primi sei mesi dell’anno.
Ulteriori investimenti dipenderanno dall’attuazione di fondi europei quali «Portugal 2030» e il programma PTRR (per un importo di 22,6 miliardi di euro fino al 2034), dopo la chiusura finanziaria del PRR avvenuta il 31 agosto.
Nel settore immobiliare, a luglio il credito immobiliare è aumentato dell’11% su base annua, con il programma di garanzia pubblica per i giovani che ha rappresentato il 32,9% dell’importo totale erogato nel trimestre.
Sul fronte fiscale, la disciplina rimane fondamentale per la stabilità, poiché il rapporto tra debito pubblico e PIL dovrebbe scendere all’85,7% nel 2026 e all’82,5% nel 2027, portando il Portogallo al di sotto della media europea. Questa tendenza ha mantenuto elevata la domanda di titoli di Stato, con i rendimenti a 10 anni al 3,67% alla fine di agosto e le obbligazioni che hanno ricevuto rating favorevoli da S&P, Fitch e DBRS.









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