Il documento, approvato dall’assemblea plenaria e pubblicato dagli organismi di settore, stabilisce che le aree prioritarie per la formazione giudiziaria sono l’intelligenza artificiale, le prove digitali, la sicurezza informatica e la protezione dei dati, nonché la gestione dei tribunali, le tecnologie dell’informazione, l’alfabetizzazione digitale e la salute e sicurezza sul lavoro.
A gestire questo processo sarà un’«Unità di formazionedel CSM »; tale unità valuterà le esigenze, preparerà piani annuali e relazioni di impatto e gestirà un archivio online di materiali destinati ai giudici e al personale giudiziario.
Sebbene la formazione integrativa sia solitamente facoltativa, il regolamento prevede che il CSM possa renderne obbligatoria la frequenza in determinati casi — ad esempio, se un giudice viene assegnato a una giurisdizione specializzata in cui non ha esercitato per più di cinque anni, a seguito di importanti riforme legislative, durante i primi cinque anni di carriera, oppure sulla base di una raccomandazione dell’ispettorato giudiziario o del Centro di studi giudiziari (CEJ).
L’accesso ai posti di formazione sarà ripartito proporzionalmente tra le varie categorie professionali: il 15% sarà riservato ai giudici con un’anzianità di servizio pari o inferiore a sette anni, il 65% agli altri giudici di primo grado e il 20% ai giudici d’appello e della Corte suprema—tenendo conto in via prioritaria della rilevanza delle funzioni in questione, dell’assenza di formazione precedente, del merito e dell’anzianità di servizio.
Inoltre, il perseguimento di un master, di un dottorato o di un corso post-laurea durante l’orario di lavoro richiederà d’ora in poi l’approvazione preventiva per l’assenza dal servizio, previa valutazione dell’interesse pubblico e dell’impatto sull’operatività giudiziaria.









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