Due dei quattro firmatari di questo affascinante documento erano i rinomati francesi Thomas Piketty, autore nel mese di agosto 2013 del controverso libro “Le Capital au XXI siècle”, e il più giovane, ma altrettanto brillante, Gabriel Zucman. Entrambi hanno ora pubblicato dei seguiti che estendono le loro teorie economiche originali alle motivazioni geopolitiche e ideologiche del mondo digitale post-pandemico.
La valutazione della ricchezza è sempre stata distorta dal contorto sistema di “fettatura a salame” dei valori transazionali, destinati alla distribuzione attraverso una complessa rete di entità controllate registrate in centri offshore. A ciò si è aggiunto l’anonimato garantito dalla blockchain delle criptovalute e la sua utilità per occultare guadagni e redditi illeciti.
Per contrastare questo fenomeno, Zucman ha introdotto una metodologia in cui la ricerca non verte tanto sulla localizzazione delle società registrate e degli investitori familiari, quanto sull’identificazione del titolare effettivo finale delle azioni e dei beni immobili. Anziché analizzare le dichiarazioni dei redditi, ora si concentra sui dati ottenuti dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (spesso definita la “banca delle banche centrali”), sulle statistiche internazionali relative ai portafogli di investimento e sui registri nazionali di attività e passività. Si tratta di un meticoloso lavoro investigativo ostacolato dalle cortine fumogene finanziarie create da una moltitudine di consulenti finanziari al servizio dei ricchi. Tuttavia, sono emersi fatti che dimostrano che la portata dell’evasione fiscale è maggiore di quanto si pensasse inizialmente.
Piketty continua a sostenere la tassazione progressiva dei redditi più elevati e delle plusvalenze, ma è consapevole degli ostacoli eretti per sminuire la sua difesa di un percorso verso il socialismo ecologico e la creazione di un sistema formalizzato di giustizia climatica globale. In particolare, egli sottolinea la necessità di unificare gli attuali sistemi fiscali caotici dei 27 Stati membri dell’UE, affinché i privilegi e le aliquote ridotte cessino di essere utilizzati come incentivi per le multinazionali a localizzare le proprie attività e sedi centrali in un paese particolarmente competitivo.
Come nazione, i portoghesi sono sempre stati considerati in una posizione periferica nella Lega delle nazioni ricche, dominata da quelle del nord. Tuttavia, la nuova linea di indagine mostra che il valore della ricchezza trasferita in offshore dai vertici delle famiglie imprenditoriali è stato sottostimato. Sebbene Zucman non consideri il Madeira International Business Centre equivalente a un paradiso fiscale caraibico, ritiene che la sua struttura, in quanto quadro giuridico-fiscale di privilegi selettivi, necessiti di una revisione affinché la titolarità effettiva sia trasparente.
È proprio in relazione agli investimenti immobiliari da parte di stranieri e all’apparato della rivoluzione digitale che gli economisti vedono la necessità di una regolamentazione rigorosa per garantire che i profitti derivanti dallo sfruttamento dei beni della popolazione rimangano in loro possesso e non vengano sottratti senza il pagamento delle imposte a beneficio di proprietari anonimi.
Si consideri l’esempio di una società registrata a Londra, ma i cui azionisti principali sono fondi sovrani e di private equity con sede negli Stati del Golfo e in Australia. La società ottiene le licenze per l’estrazione di litio e rame in Portogallo e costituisce una controllata portoghese incaricata di gestire le relazioni pubbliche, effettuare lo sgombero iniziale dei terreni acquistati e realizzare gli edifici. Le sovvenzioni del governo e delle autorità locali sostengono la costruzione delle infrastrutture e l’allacciamento alle reti elettriche e idriche. Vengono importate attrezzature minerarie specializzate e ha inizio la produzione. Il minerale viene trasportato a Sines per la lavorazione e poi convogliato via mare e via terra ai produttori. In questa catena, una parte degli utili sarà tassata come reddito della controllata, ma la maggior parte sarà soggetta alle giurisdizioni in cui hanno sede i beneficiari effettivi finali.
L’identificazione del valore patrimoniale diventa particolarmente complessa in relazione alla proprietà intellettuale, come il software, gli algoritmi e altre tecnologie necessarie per l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale all’innovativa economia digitale del Portogallo. È fondamentale che ciò venga valutato con precisione per impedire la sua fuga non tassata attraverso le scappatoie fiscali verso i portafogli dell’élite.
In conclusione, è interessante mettere a confronto due investitori immigrati:
Calouste Gulbenkian era un industriale e filantropo armeno che, nel corso della sua vita, donò gran parte della sua fortuna a fondi di beneficenza a favore del suo popolo. Trascorse gli ultimi dodici anni della sua vita in Portogallo. A testimonianza della sua soddisfazione e ammirazione per il popolo portoghese, nel 1956 donò l’equivalente di 400 milioni di euro per fondare l’omonima Fondazione, che occupa un posto centrale nella cultura nazionale. Settant’anni dopo, grazie ad anni di acquisizioni che hanno arricchito la favolosa collezione di tesori artistici, il patrimonio ammonta a quasi 4 miliardi di euro.
Ramon Abramovich è un industriale russo-israeliano che è diventato miliardario nel caotico mondo degli affari che seguì la caduta dell’URSS. Nel 2021 ha ottenuto con successo la cittadinanza portoghese, dichiarando di discendere dagli ebrei sefarditi espulsi dal Portogallo nel XV secolo. A parte alcuni investimenti minori non specificati nel settore della cannabis terapeutica, il suo unico bene noto in Portogallo è una villa nell’Algarve che, secondo quanto riferito, valeva 10 milioni di euro prima di essere «congelata» in seguito alle sanzioni imposte dall’UE nel 2022. Agenzie di valutazione come Forbes attribuiscono un valore di 9 miliardi di euro al suo patrimonio netto, il che lo rende teoricamente di gran lunga il cittadino più ricco del Paese.








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