La crescita dell’energia solare ed eolica, insieme alla capacità idroelettrica esistente, ha permesso di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e di trasformare una debolezza storica, la dipendenza energetica dall’estero, in un potenziale vantaggio competitivo. Ma ora stiamo entrando in una nuova fase della transizione energetica. Produrre sempre più elettricità da fonti rinnovabili non è più sufficiente.
Il motivo è relativamente semplice. Il sole e il vento producono elettricità quando le condizioni naturali lo consentono, non necessariamente quando l’economia ne ha più bisogno. Man mano che aumentiamo la capacità installata di produzione rinnovabile, cresce anche la necessità di poter immagazzinare parte di quell’energia e utilizzarla in altri periodi. Senza un’adeguata capacità di stoccaggio, il Portogallo potrebbe trovarsi nella situazione paradossale di produrre sempre più energia pulita senza riuscire a trarne tutto il valore economico possibile.
È in questo contesto che va analizzata la Strategia nazionale per lo stoccaggio dell’energia presentata dal Governo. L’obiettivo è raggiungere 6,9 GW di capacità installata di stoccaggio nel 2030 e 9,76 GW nel 2040, combinando diverse tecnologie, dalle batterie al pompaggio idroelettrico. La strategia riconosce inoltre la necessità di migliorare il quadro normativo, facilitare la connessione alla rete e creare le condizioni economiche per remunerare i servizi che lo stoccaggio fornisce al sistema elettrico.
Questa evoluzione modifica anche la logica degli investimenti energetici. Per anni, gran parte del dibattito si è concentrato sulla quantità di megawatt di energia solare o eolica che il Portogallo potesse installare. La domanda successiva sarà capire quanto valore possiamo creare con questa capacità. Per farlo, la produzione, lo stoccaggio, le reti e il consumo dovranno essere considerati come parti dello stesso sistema. Non sarà sufficiente continuare ad aumentare la capacità di generazione se la rete non è in grado di assorbirla, se non esiste uno stoccaggio per gestire i periodi di eccedenza o se non siamo in grado di rendere disponibile questa energia quando le aziende e i consumatori ne hanno più bisogno.
Esiste inoltre una dimensione economica che va ben oltre il settore energetico. Un’energia rinnovabile abbondante, competitiva e disponibile, con una maggiore prevedibilità, può diventare un fattore importante per attrarre investimenti. L’industria, i centri dati e altre attività ad alto consumo di elettricità sono sempre più alla ricerca di luoghi in cui poter coniugare sicurezza dell’approvvigionamento, energia pulita e costi competitivi. In questo contesto, lo stoccaggio e le reti non sono più solo infrastrutture necessarie per la transizione energetica, ma diventano parte integrante della politica di competitività del Paese.
La vera sfida sarà, come spesso accade in Portogallo, passare dalla strategia all’attuazione. Fissare obiettivi di capacità è relativamente semplice. Sarà più difficile trasformare questi obiettivi in progetti autorizzati, finanziati e collegati alla rete entro i tempi necessari. Il Portogallo dispone di risorse naturali che molti paesi europei vorrebbero avere, ma un vantaggio naturale diventa un vantaggio economico solo quando esistono le infrastrutture e la capacità operativa per sfruttarlo.
La prossima fase della transizione energetica portoghese non dovrebbe quindi essere misurata solo in base al numero di nuovi parchi solari o eolici. Dovrebbe essere misurata in base alla nostra capacità di immagazzinare energia, gestire meglio la rete e rendere disponibile elettricità competitiva quando l’economia ne ha bisogno. La produzione di energie rinnovabili è stata una parte essenziale della trasformazione. La prossima sfida consiste nel riuscire a creare più valore con l’energia che già sappiamo produrre.








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