La misura prevede che le cause intentate contro l’Agenzia per l’Integrazione, la Migrazione e l’Asilo (AIMA) siano presentate nel territorio in cui il ricorrente risiede o ha sede, eliminando così la competenza esclusiva del Tribunale Amministrativo di Lisbona e ridistribuendo i casi tra i vari tribunali del Paese.

Presentazione della proposta

Durante la presentazione della proposta, la ministra della Giustizia Rita Alarcão Júdice ha illustrato la situazione del settore, sottolineando un aumento significativo dell’arretrato dei procedimenti dinanzi ai tribunali amministrativi a partire dal 2023, anno in cui il Servizio Stranieri e Frontiere (SEF) è stato abolito e sostituito dall’AIMA.

La ministra ha sottolineato il grave accumulo di cause di ingiunzione urgente nella capitale, dove si registra un elevato volume di ricorsi presentati in massa e ripetitivi volti alla tutela di diritti, libertà e garanzie. Per snellire l’esame giurisdizionale di tali richieste di ingiunzione, il Governo intende introdurre moduli obbligatori e standardizzati.

La proposta dell’Esecutivo modifica lo Statuto dei tribunali amministrativi e tributari, il Codice di procedura tributaria e il regime giuridico dell’arbitrato tributario. Oltre a istituire tribunali dedicati alle questioni relative all’immigrazione, la normativa rafforza i poteri di gestione del Consiglio Superiore dei Tribunali Amministrativi e Tributari. Essa riorganizza la competenza territoriale in materia di impugnazione delle decisioni di arbitrato tributario.

Rispondere alle preoccupazioni

Rispondendo alle preoccupazioni sulla costituzionalità del modello, Rita Alarcão Júdice ha assicurato che il disegno di legge comporta solo la creazione di tribunali specializzati all’interno della struttura giudiziaria esistente, rispettando così pienamente i principi costituzionali.

Al contrario, le misure hanno suscitato riserve da parte dell’Unione dei Tecnici dell’Immigrazione; il sindacato ha avvertito che la lentezza del sistema deriva principalmente da limitazioni operative, problemi organizzativi interni e mancanza di risorse presso l’AIMA, sostenendo che la semplice decentralizzazione dei casi ai tribunali locali non risolve la causa alla radice del volume di lavoro.

In risposta alle critiche, il ministro della Giustizia ha minimizzato le obiezioni, inquadrando il disegno di legge come parte di un più ampio pacchetto di nove atti legislativi approvati per il settore della giustizia; il documento passa ora all’Assemblea della Repubblica per la discussione e la votazione.