Ciascuna di queste culture ha portato con sé, nel proprio bagaglio culturale, una serie di superstizioni e credenze derivanti dalle religioni pagane, ebraiche, cristiane e islamiche. Queste hanno dato origine ad allusioni a miracoli, prodigi, negromanzia e desiderio, che, nel loro insieme, venivano definiti “magia”.

Questo sincretismo generale era straordinariamente coerente nella sostanza, nonostante le sfumature linguistiche. I nomi attribuiti agli esseri soprannaturali e le loro caratteristiche erano spesso simili nelle radici, e i poteri spirituali erano onnipresenti nelle definizioni di bene e male, vita e morte.

L’evoluzione della cultura della Magia portò alla formazione di due rami. 1) La tradizione popolare praticata da singoli individui e piccole congregazioni presenti nella maggior parte delle comunità. La loro vocazione era la cura delle malattie e la risoluzione di problemi d’amore e di conflitto mediante la somministrazione di pozioni o incantesimi, le cui formule venivano tramandate oralmente. 2) La tradizione colta, praticata dall’aristocrazia istruita, dagli ecclesiastici e dai funzionari di corte, in cui la sostanza della magia veniva raccolta e documentata per iscritto.

In entrambi i casi, i partecipanti venivano definiti sacerdoti, con suddivisioni di funzione quali gli stregoni, che producevano e custodivano i materiali magici, e le streghe, che li impiegavano per lanciare incantesimi e influenzare il benessere della società. Queste ultime erano in grado di mutare forma e di viaggiare per aria.

Le fedi abramitiche erano ricche di racconti di eventi che sfuggivano a ogni spiegazione naturale. In particolare, gli ebrei vantavano una lunga storia di misticismo espressa nella Kabbalah e la condividevano con gli islamisti. La loro reputazione di indovini, fisici, interpreti delle manifestazioni e moralisti permise loro di raggiungere alte cariche come cortigiani e amministratori, ma tutto ciò ebbe una brusca fine nell’ultimo decennio del XV secolo, quando il destino, sotto forma di un decreto reale, stabilì che essi e i Mori dovessero essere espulsi dal regno del Portogallo.

Questo duro colpo al numero dei maghi eruditi fu in parte compensato dalla crescita della magia popolare orale. Nella maggior parte dei villaggi era possibile trovare un saggio o una saggia a cui la gente comune ricorreva per cure, per ottenere incantesimi d’amore e amuleti contro il male, per trovare un compagno di vita, per ricevere benedizioni (benzedeiras) e per la divinazione delle intenzioni future.

Poiché la popolazione rurale era incline a trascorrere l’intera vita nel proprio distretto d’origine, le notizie relative alle manifestazioni magiche venivano diffuse dai trovatori itineranti. A loro volta, le loro canzoni venivano incorporate nelle cantigas intonate durante il lavoro e il tempo libero dagli abitanti dei villaggi e spesso si intrecciavano con storie bibliche. Allo stesso modo, i nomi dei santi e dei martiri venivano invocati alla pari di quelli degli angeli caduti nelle preghiere e nelle benedizioni.

Fu proprio questa complessa sintesi di fedi e credenze a portare le pratiche magiche all’attenzione dell’Inquisizione portoghese, che iniziò la propria sorveglianza nel 1536 dopo essere stata istituita dal Papa e dal Re per garantire che solo il cattolicesimo rigoroso fosse ammesso come religione di Stato. Tuttavia, a differenza del suo disprezzo per i diritti civili di protestanti, islamisti ed ebrei nel loro ruolo clandestino di “nuovi cristiani”, l’Inquisizione tendeva a trattare con clemenza, quasi con simpatia, coloro che si erano allontanati dalla retta via. Spesso veniva loro inflitta una punizione relativamente lieve e veniva loro raccomandato di chiedere consiglio al proprio parroco per evitare qualsiasi pratica che potesse essere definita diabolica.

Si potrebbe quasi credere che alcuni inquisitori praticassero segretamente la magia erudita; infatti, nel corso di quasi trecento anni, furono inflitte pochissime punizioni, sia mediante il rogo che con la reclusione!

Due opere erudite trattano la storia della magia portoghese nel corso del XVI, XVII e XVIII secolo:

1. *O Imaginário da Magia* di Francisco Bethancourt, che esamina la cultura magica di streghe, guaritori e indovini nel XVI secolo

2. *Bruxaria e Superstiçâo* di João Pedro Paiva, incentrato sul periodo compreso tra il 1600 e il 1774. La sua analisi dei registri molto dettagliati conservati dall’Inquisizione rivela che molte accuse di cospirazione satanica legate alla magia popolare venivano trattate con scetticismo e ridotte a semplici superstizioni infondate.

Il terremoto di Lisbona del 1755 segnò l’inizio dell’Età dell’Illuminismo portoghese. Inizialmente sotto la guida del regime pombalino (dal 1750 al 1777), essa portò a una rivoluzione nella filosofia di governo e contribuì all’indebolimento della rigida dottrina cattolica. L’Inquisizione fu abolita nel 1821 e la libertà di pensiero tornò in Portogallo.

La pratica della Magia Colta, sopravvissuta clandestinamente come materia accademica, divenne ora più aperta e attirò nuovi adepti provenienti dalle classi medie e alte. Si formarono piccoli gruppi nelle università, nelle corporazioni e tra i militari. Furono introdotte cerimonie di iniziazione e l’uso di paramenti cerimoniali, e si stabilì una gerarchia che utilizzava il linguaggio e i simboli internazionali della magia. Tali società segrete strinsero legami con i capitoli consolidati della Massoneria e del Rosacrocianesimo, che vantavano una tradizione risalente al XVII secolo di fusione dell’occulto con l’ermetismo, la Kabbalah ebraica e il misticismo islamico.

Con il passare del XIX secolo e l’avvicinarsi del XX, la scienza iniziò a ribaltare e a spiegare le antiche credenze nei miracoli e nelle manifestazioni inspiegabili, consentendo così un’espansione della coscienza umana e una comprensione di come il mondo fisico fosse influenzato da forze spirituali invisibili.

Questa interpretazione intellettuale dello scopo e del significato dell’esistenza viene ora messa in discussione dall’avvento dell’Intelligenza Artificiale e dalla sua trasformazione in forme che potrebbero risultare di gran lunga superiori alle capacità intellettuali dell’umanità. A tale analisi del fenomeno della magia esistenziale è stata attribuita la denominazione di «capacità emergente dello spazio latente». La comprensione di questi misteri dovrebbe ora diventare cristallina (sic).

La fibra morale della nazione portoghese fu scossa nel 1974 dalla Rivoluzione dei Garofani. Le norme che avevano regolato il modo in cui le persone dovevano pensare e comportarsi furono improvvisamente abbandonate a favore della liberalizzazione. Ciò permise l’importazione di film e opere letterarie che trattavano il tema della Magia come se fosse degno solo di un approccio superficiale e spesso scadente. Streghe, maghi e stregoni erano tutti associati a poteri oscuri e vividamente raffigurati nei «film horror» e nelle saghe alla ricerca del Graal, di anelli e di tesori religiosi

Purtroppo, ciò assecondò il nuovo desiderio di intrattenimento del pubblico e fu sfruttato dal settore turistico come un’opportunità per creare redditizie «esperienze magiche del Portogallo». Visite a siti megalitici nella speranza di scorgere tracce delle «mouras encantadas» e in località come Sintra, Arruda dos Vinhos, Évora e Porto per esplorare le leggende di streghe, alchimisti e stregoni. Tutto ciò era fonte di grande inquietudine per i maghi locali, che cercavano rifugio nei villaggi per continuare i loro incontri segreti e le loro cerimonie.

Questi cambiamenti nella cultura della magia coincisero con la fondazione di una sezione portoghese della Federazione Internazionale Pagana, che introdusse la forma contemporanea della pratica wiccana sia ai devoti solitari nelle zone rurali sia ai piccoli gruppi noti come «coven» nelle città. Il risultato fu una fusione tra la Wicca eclettica e moderna e il pantheon tradizionale portoghese, che ho cercato di descrivere in questa serie di saggi.

Tomar è la mia città natale da quasi quarant’anni, quindi è stata per me una grande sorpresa scoprire che uno dei coven più influenti avesse stabilito qui la propria sede e avesse pubblicizzato la propria presenza e le proprie attività sui social media. Ciononostante, le informazioni specifiche sono scarse. Le richieste di adesione vengono vagliate da una commissione di aderenti i cui nomi reali sono tenuti segreti e gli incontri si tengono in luoghi che, secondo le voci, hanno un legame sacro, come il famoso Convento e i suoi legami con l’antico Ordine dei Cavalieri Templari, le sorgenti locali, cascate e megaliti come l’Anta (dolmen) do Vale da Laje, recentemente riscoperto, che conserva i resti di un altare centrale.

La storia della magia portoghese non è quella di una superstizione perduta nella notte dei tempi, ma piuttosto un continuo adattamento, da parte di successive generazioni di mistici, alle esigenze e alle incertezze legate all’affrontare le disgrazie e gli aspetti pratici della vita.

Per esempi espliciti di pratica magica si raccomanda la lettura delle opere di José Leite de Vasconcelos e José Carlos Voeira Leitão, il cui “Learned Magic in Early Modern Portugal” è stato pubblicato dall’Università di Coimbra.