La conquista della penisola iberica da parte dei Mori è uno degli episodi più significativi della storia europea. Essa diede origine a un impero islamico destinato a durare per quasi otto secoli e determinò grandi cambiamenti sociali, politici e religiosi.
Gli ultimi decenni della monarchia elettiva visigota possono essere paragonati a quelli dell’Impero Romano. La rivalità tra la corona e la nobiltà era estrema e portò a complotti e scontri tra fazioni. Il dedarsi alla dissolutezza era uno stile di vita.
Quando il re Erwig si ammalò nell’anno 687, la sua debolezza permise ai cospiratori di fargli tagliare i capelli e di imprigionarlo come penitente in un monastero. Gli succedette il re Egica, che rafforzò il proprio potere confiscando i possedimenti dei rivali, e il re Witiza, il cui regno del terrore portò all’esilio della sua famiglia dopo la sua morte nel 710. Al suo posto, i nobili elessero Roderico, un rinomato donnaiolo, che commise l’errore di rapire Florinda, figlia del conte Giuliano, ambasciatore presso la corte del re nordafricano Muza e governatore dell’enclave cristiana di Ceuta
Giuliano era talmente infuriato che complottò con le tribù berbere per organizzare una forza d’assalto di circa 8.000 guerrieri che, nel 711, attraversarono la penisola iberica meridionale dove furono raggiunti da ribelli appartenenti al clan di Witiza. Insieme seminano il caos saccheggiando i villaggi fedeli a Roderico, che era assente nel nord, impegnato a guidare una campagna contro i ribelli Vaconi. Una forza di resistenza improvvisata guidata dal nipote di Roderico, D. Íñigo Sánchez, fu sconfitta e i berberi, carichi di bottino e prigionieri, tornarono in Nord Africa.
Il terreno era ormai pronto per la conquista da parte di un esercito che, secondo quanto riferito, contava 12.000 fanti e 2.000 cavalieri, i quali attraversarono lo Stretto di Gibilterra. Contro questa potenza, Roderico radunò un esercito altrettanto numeroso, che fu però presto decimato dalla diserzione di molti nobili della fazione di Witiza. Inoltre, molti dei suoi “soldati” erano contadini inesperti che disponevano solo di bastoni e fionde come armi. Ciononostante, entrarono in battaglia nell’estate del 711 nei pressi del fiume Guadalete. Lo scontro durò diversi giorni, caratterizzati da un intenso spargimento di sangue da entrambe le parti.
Fonti: Wikipedia;
Rodrico era stato trasportato nel cuore della mischia, vestito con abiti raffinati sopra la sua armatura, su un carro d’avorio; tuttavia, vedendo che i suoi uomini stavano per essere sconfitti, montò a cavallo e si lanciò nel pieno della battaglia con la spada in pugno. Ma fu tutto invano e il re scomparve, dando così origine a numerose leggende. Alcuni sostengono che sia annegato mentre cercava di fuggire attraversando il fiume, dove sulla riva furono ritrovati la sua corona e i sandali ricamati di perle. Altre cronache sostengono che si sia scambiato gli abiti con un pastore e che poi si sia recato a Pederneira, sulla costa vicino a Nazaré, dove confessò i propri peccati al santo monaco Romano e trascorse i suoi ultimi giorni in un eremo.
Comunque sia, l’esercito omayyade proseguì la sua inarrestabile avanzata attraverso la penisola iberica meridionale e centrale. Incontrò scarsa resistenza, poiché la maggior parte dei governatori dei comuni visigoti riteneva che si trattasse solo di un’incursione temporanea ed era lieta di evitare ulteriori conflitti accettando di arrendersi in cambio di una tregua. Tuttavia, l’arrivo di Musa ibn Nusair, governatore arabo dell’Ifriqiya (l’odierna Tunisia e parti della Libia), con rinforzi provenienti dai paesi arabi, dimostrò che, a differenza dei berberi che miravano al saccheggio, esisteva un piano ben definito per fondare un impero all’interno dei confini europei.
Di conseguenza, ai combattenti e alle loro famiglie furono assegnati appezzamenti di terra per insediarsi; gli egiziani tra Beja e Faro e i siriani provenienti dalla regione di Emesa tra Faro e Siviglia. Si trattava di una continuazione della politica romana, grazie alla quale l’assimilazione avrebbe infine portato alla formazione di una nazione portoghese unita.
L’unica resistenza da parte della popolazione romano-ispanica si manifestò nella regione nord-occidentale della Galizia, dove un patriota di nome Pelayo organizzò le tribù delle Asturie in una forza combattente che riuscì a sconfiggere la guarnigione locale di berberi nella battaglia di Covadonga nell’anno 722. Saggiamente, Pelayo creò una sorta di «terra di nessuno» trasferendo parte del popolo asturiano sulle alture, dove era al riparo da eventuali incursioni di vendetta da parte dei feroci berberi. I governanti omayyadi non avevano alcun interesse a contendersi l’angolo nord-occidentale della penisola iberica. Rivolsero invece la loro attenzione alla conquista del resto della penisola iberica e furono dissuasi dall’avanzare in Francia solo dalla sconfitta subita a Poitiers nel 732.
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Altrove, la resistenza ai nuovi imperialisti continuava a sgretolarsi. Non esisteva un’organizzazione difensiva visigota centralizzata per un esercito nazionale; c’era semplicemente una serie di comuni o principati spesso in rivalità tra loro. L’eccezione fu Mérida, sede della Corte Suprema della Lusitania. Qui una forte popolazione romano-ispanica guidata da Sacuru, un nobile goto, respinse numerosi attacchi finché l’assedio non ridusse le provviste e la resa divenne inevitabile. Con il favore delle tenebre, i dignitari e le loro famiglie si ritirarono verso la costa per imbarcarsi su una piccola flotta che li trasportò verso ovest attraverso l’Oceano Atlantico fino alla leggendaria isola di Antilia. La leggenda narra che l’isola fosse abbastanza grande da ospitare diverse città costruite dai rifugiati, ma né a Madeira né alle Azzorre sono state rinvenute prove archeologiche a sostegno di questa teoria.
Un certo sollievo alla popolazione del nord-ovest fu portato da una rivolta dei berberi contro i loro alleati arabi. Nel 741, le guarnigioni della Galizia abbandonarono le loro postazioni e marciarono verso le roccaforti di Córdoba e Toledo, solo per essere sonoramente sconfitte e incoraggiate, come corpo unico, a tornare in Africa. Ciò portò a una riduzione ancora maggiore della presenza musulmana e offrì una splendida opportunità ad Alfonso, nipote acquisito di Pelayo. Egli riuscì a unire le Asturie con la Galizia e parti della Lusitania per formare uno Stato indipendente e sovrano, con una fascia libera lungo i confini per impedire l’insediamento dei Mori.
Nel decennio successivo si verificarono numerose scaramucce tra il nascente stato di Portucale e l’Al-Andalus, nome con cui veniva indicata il resto della penisola iberica. Si assistette a un continuo andirivieni dei confini e a perdite da entrambe le parti, ma la determinazione di Alfonso gli permise di ottenere risultati conquistando nuovamente Tuy, Lugo, Guimarães e Famalição.
Nel frattempo, i disordini civili a Damasco portarono alla caduta della dinastia degli Omayyadi e alla sua sostituzione con quella degli Abbasidi. In seguito a un accordo, nel 756 a un principe arabo, Abd al-Rahman I, fu concesso l’emirato di Córdoba. Da quel momento in poi, la civiltà della Spagna basata sui principi islamici fu assicurata. Di questi parleremo nella Parte 2.









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