Dopo aver registrato il calo più marcato degli ultimi due mesi, il costo del paniere alimentare di base è nuovamente aumentato a metà giugno 2026, a conferma del fatto che la pressione inflazionistica nei supermercati continua a pesare sulle finanze delle famiglie. Tra il 10 e il 17 giugno, il paniere composto da 63 prodotti alimentari di base monitorato dall’associazione per la tutela dei consumatori ha registrato un aumento di 2,11 € rispetto alla settimana precedente, portando il conto totale alla cifra significativa di 257,68 €.
L’aumento dei prezzi diventa ancora più evidente se analizzato da diverse prospettive temporali. Prendendo come riferimento l’inizio di quest’anno, le famiglie spendono 15,86 € in più (un aumento del 6,56%) per acquistare esattamente gli stessi prodotti. Nel confronto su base annua con il corrispondente periodo del 2025, il costo aggiuntivo ammonta a 14,90 €, pari a un aumento del 6,14%. Il divario raggiunge proporzioni critiche se si guarda indietro al gennaio 2022, data in cui l’organizzazione ha avviato questa raccolta sistematica di dati: in poco più di quattro anni, il paniere è aumentato del 37,28%, costringendo i cittadini a spendere 69,98 € in più per ogni spesa.
In termini strettamente settimanali, l’aumento percentuale più consistente si è registrato nei fiocchi di cereali, il cui prezzo è balzato del 18% a 2,83 €. Anche il settore ittico ha esercitato una forte pressione, con lo sgombro che ha registrato un aumento del 16% in una settimana, raggiungendo i 6,25 € al chilogrammo. A completare l’elenco dei prodotti che hanno registrato i maggiori aumenti in questo breve periodo, la lattuga riccia ha registrato un aumento del 12%, costando ora 2,63 euro al chilogrammo.
La stessa lattuga e lo stesso sgombro risaltano anche nell’analisi dell’andamento del mercato su base annuale, a conferma del fatto che i prodotti freschi continuano a determinare i maggiori aumenti di prezzo rispetto allo scorso anno. In questo indicatore su base annua, lo sgombro si colloca da solo in testa con un aumento di prezzo del 64%, seguito da vicino dal cavolo verza, che è salito del 40% a 1,78 euro al chilogrammo. Il branzino è stato un altro pesce che ha subito una sostanziale inflazione nell’arco di 12 mesi, salendo del 31% a 10,38 € al chilogrammo, mentre la lattuga riccia ha registrato un aumento di prezzo annuo del 25%.
In un’analisi macroeconomica a lungo termine che prende le mosse dal primo mese del 2022, lo scenario rivela profondi cambiamenti strutturali nei costi delle proteine e degli ortaggi. L’esempio più eclatante è rappresentato dalla carne di manzo da stufato, che ha registrato l’inflazione cumulativa più elevata nel periodo in esame, con un forte aumento del 126% che ne ha portato il costo medio a 13,14 euro al chilogrammo. Nel frattempo, le uova hanno mantenuto un trend al rialzo costante, accumulando un aumento storico dell’84% e fissando il loro costo attuale a circa 2,10 €. A completare questo trio di aumenti straordinari dall’inizio del monitoraggio di DECO PROteste c’è il cavolo, il cui prezzo attuale riflette una crescita cumulativa del 79% rispetto ai valori praticati poco più di quattro anni fa.









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