La prima tavola rotonda ha cercato di ripensare il dibattito sui data center e sui nuovi modelli energetici necessari per l’era dell’intelligenza artificiale. Il secondo ha discusso di come gli asset immobiliari possano contribuire all’espansione e alla densificazione delle infrastrutture digitali e di intelligenza artificiale. A prima vista, potrebbero sembrare due argomenti distinti. Dopo aver ascoltato gli esperti di questi settori, diventa chiaro che in realtà stiamo parlando della stessa trasformazione.
L’intelligenza artificiale non esiste solo nel cloud. Dietro ogni applicazione, modello o servizio ci sono data center, server, processori, reti in fibra ottica, cavi sottomarini, terreni, edifici e un enorme fabbisogno energetico. Con l’aumentare della domanda di potenza di calcolo, l’energia, la connettività e l’ubicazione non sono più questioni secondarie, ma determinano dove potrà crescere la nuova economia digitale.
È stata proprio questa convergenza a colpirmi maggiormente durante l’evento.
Per troppo tempo abbiamo trattato l’energia, il settore immobiliare e la tecnologia come settori indipendenti. Gli operatori immobiliari parlavano di terreni ed edifici. Il settore energetico parlava di produzione, reti e stoccaggio. L’industria digitale si occupava di connettività, data center e potenza di calcolo. L’intelligenza artificiale sta costringendo tutti questi mondi a sedersi allo stesso tavolo.
Crediti: Immagine fornita; Autore: Paulo Lopes;
Nel panel dedicato all’energia abbiamo discusso proprio di questo. La crescita dell’IA sta creando una domanda senza precedenti di potenza di calcolo, ma tale capacità necessita di energia affidabile, scalabile e sostenibile. La domanda sta quindi iniziando a ribaltarsi: continueremo a portare l’energia dove vogliamo installare i data center, oppure inizieremo anche a portare le infrastrutture digitali dove l’energia è disponibile?
Questa differenza sembra minima, ma può cambiare profondamente la geografia degli investimenti.
Il Portogallo ha qui un’opportunità che merita di essere compresa. Abbiamo una posizione privilegiata sull’Atlantico, connessioni internazionali tramite cavi sottomarini, una capacità crescente nel settore delle energie rinnovabili, territorio, infrastrutture e vicinanza ai principali mercati europei. L’evento stesso ha discusso del Portogallo come potenziale gateway digitale atlantico, che collega Europa, Americhe e Africa tramite cavi, fibra terrestre e data center. Markdown incollato
Ma disporre di questi vantaggi non significa automaticamente trasformarli in risparmi.
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Ecco perché ho voluto avvicinare il settore immobiliare a questa discussione. Quando si parla di infrastrutture digitali, il settore immobiliare non può più limitarsi a pensare solo ai metri quadrati. Anche i terreni industriali, i parchi logistici, gli edifici e altri beni stanno iniziando a essere valutati in base all’energia disponibile, alla connettività, alla capacità di concessione di licenze e alla possibilità di ospitare infrastrutture di dati. In alcuni casi, il settore immobiliare non è più solo il luogo in cui viene installata l’infrastruttura, ma diventa parte integrante della catena del valore digitale stessa.
Ciò crea opportunità completamente nuove per investitori, proprietari, comuni e sviluppatori in grado di comprendere in anticipo questa trasformazione.
Ma forse la conclusione più importante che ho tratto da questi due giorni è un’altra: l’economia digitale sta diventando un’economia fisica.
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Parliamo costantemente dell’intelligenza artificiale come di un software. Tuttavia, la prossima fase dell’IA dipenderà tanto dalle GPU e dagli algoritmi quanto dall’elettricità, dalle reti, dai terreni, dagli edifici, dai sistemi di raffreddamento, dallo stoccaggio di energia, dalla fibra ottica e dai cavi sottomarini. Il futuro digitale ha bisogno di un’enorme infrastruttura fisica per esistere.
Ed è proprio qui che il Portogallo può trovare un’opportunità straordinaria.
Non basta, tuttavia, disporre di energia rinnovabile, cavi sottomarini o una buona posizione geografica. Dobbiamo essere in grado di collegare tra loro queste risorse, accelerare il rilascio delle licenze, preparare il territorio, potenziare le reti e, soprattutto, far comprendere ai decisori pubblici e privati che questi settori non possono più essere pianificati separatamente.
Durante l’Atlantic Convergence si è parlato di sovranità digitale, energia, sicurezza informatica, data center, connettività, spazio, intelligenza artificiale e nuove geografie digitali. Si è parlato anche della possibilità che Lisbona, Madrid e Barcellona funzionino progressivamente come un ecosistema digitale iberico interconnesso, invece di affidarsi esclusivamente al modello tradizionale di un unico grande hub. Sconto fisso
Si tratta di discussioni che possono sembrare tecniche. Ma non lo sono.
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Stiamo parlando di investimenti, occupazione qualificata, energia, territorio, produttività, sovranità e della capacità del Portogallo di partecipare a una delle più grandi trasformazioni economiche dei prossimi decenni.
Forse è per questo che mi sorprende ancora quanto poca attenzione ricevano questi temi al di fuori degli ambienti specialistici. Siamo in grado di dedicare ore di televisione e pagine di giornale alla stessa partita di calcio, mentre le discussioni che potrebbero influenzare miliardi di euro di investimenti e la futura posizione economica del Paese rimangono praticamente sconosciute al grande pubblico.
Non si tratta di smettere di parlare di calcio. Si tratta anche di iniziare a parlare dell’economia che stiamo costruendo.
Dopo aver moderato queste due tavole rotonde, mi sono convinto ancora di più di ciò di cui ho scritto: il Portogallo ha un’opportunità rara di mettere la propria energia, la propria posizione atlantica, la propria connettività e il proprio territorio al servizio della nuova economia digitale.
L’opportunità c’è. Il capitale internazionale sta cercando dove investire. La tecnologia sta avanzando. La domanda di energia e infrastrutture è in crescita.
La domanda ora è se riusciremo a mettere insieme i pezzi con sufficiente rapidità affinché una parte significativa di quell’economia possa essere costruita qui.








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