In Inghilterra, l’acquisto di una casa non rappresenta più la strada più semplice per creare ricchezza come un tempo, dato che il valore medio degli immobili è ora inferiore, in termini reali, rispetto a vent’anni fa.
Come riportato dal *The Telegraph*, l’analisi ha rilevato che a giugno una casa inglese tipica è stata venduta a 293.262 sterline e, una volta adeguato il valore all’inflazione, tale cifra risulta inferiore alla media di 296.179 sterline registrata a luglio di quest’anno.
Queste cifre dimostrano quanto l’inflazione abbia eroso i guadagni immobiliari, anche se le case continuano a raggiungere prezzi notevolmente più alti in termini di contanti.
Secondo i dati ufficiali di Hamptons, i prezzi delle case sono inoltre inferiori di 47.522 sterline in termini reali rispetto a quanto registravano al culmine del mercato nel giugno 2021.
Felix Schmidt, economista senior presso Berenberg, ha affermato che «i tempi in cui investire in una casa era una scelta ovvia sono finiti».
Tassi più elevati
La combinazione di mutui costosi e di una crescita debole dei redditi reali ha reso sempre più difficile per i potenziali acquirenti permettersi una casa e, con un numero minore di persone in grado di competere per gli immobili, anche i venditori hanno avuto maggiori difficoltà a spingere al rialzo i prezzi richiesti.
Nel frattempo, l’elevata inflazione registrata a seguito della pandemia, insieme alle ripercussioni economiche delle guerre in Ucraina e in Iran, ha ridotto il potere d’acquisto della moneta e eroso il valore dei precedenti aumenti dei prezzi delle case.
David Fell, analista senior presso Hamptons, ha affermato che, sebbene la maggior parte dei proprietari di case non abbia visto diminuire il valore in contanti dei propri immobili, l’inflazione ha sostanzialmente ridotto tali guadagni. «L’inflazione ha eroso i precedenti guadagni, lasciando i prezzi delle case in gran parte dell’Inghilterra meridionale al di sotto del loro picco corretto per l’inflazione», ha proseguito.
Paul Cheshire, professore emerito alla London School of Economics ed ex consulente governativo, è andato oltre, sostenendo che gli immobili non dovrebbero essere necessariamente considerati come un bene di investimento.
«Le case non sono, in senso stretto, beni patrimoniali. E certamente non sono beni di investimento», ha aggiunto, definendo la convinzione che lo siano come «una sorta di autoinganno».
Un contrasto
I dati dell’OCSE mostrano che i prezzi delle case nel Regno Unito sono aumentati di circa il 300 per cento al di sopra dell’inflazione tra il 1982 e oggi, la crescita in termini reali più elevata tra i paesi del G7.
In confronto, l’Italia ha registrato un aumento di appena l’11 per cento nello stesso periodo.
Tuttavia, quella crescita di lunga data si è ora di fatto arrestata: a giugno i prezzi delle case nel Regno Unito sono aumentati del 2 per cento, ma tale dato è rimasto comunque al di sotto del tasso di inflazione del 2,9 per cento.
«Ciò che è cambiato è stata la maledetta economia britannica», ha commentato Cheshire. «Abbiamo subito un crollo nel 2008, e la cosa fondamentale è che i redditi reali non sono aumentati».
La mancanza di una crescita reale dei prezzi delle case è particolarmente significativa a causa del ruolo che il patrimonio immobiliare svolge nella spesa delle famiglie. Quando il valore di una casa aumenta, i proprietari possono sentirsi più sicuri dal punto di vista finanziario e possono potenzialmente ottenere prestiti più consistenti a fronte del valore del proprio immobile.
Un calo prolungato dei valori reali può avere l’effetto opposto, creando ciò che gli economisti definiscono un «effetto ricchezza inverso».
«Se il proprio patrimonio non cresce più velocemente di prima, alla fine si finirà per consumare meno», ha spiegato Schmidt, poiché i proprietari di immobili il cui patrimonio non aumenta più così rapidamente potrebbero diventare più cauti nelle spese.
Regioni con valori gonfiati
Il calo dei valori immobiliari reali non si limita all’Inghilterra: tutte le regioni del Regno Unito registrano cali se si tiene conto dell’inflazione, anche se le riduzioni più marcate si sono concentrate nell’Inghilterra meridionale.
Londra ha registrato uno dei cali più marcati, con una casa venduta in media a 553.870 sterline a giugno, ma il suo valore è ora inferiore di 168.000 sterline rispetto al picco raggiunto dalla città nel 2017 in termini attuali, il che rappresenta un calo del 23 per cento in termini reali in oltre nove anni, riportando i valori immobiliari a livelli paragonabili a quelli del 2007 al netto dell’inflazione.
Anche il Sud-Est ha registrato un sostanziale calo in termini reali, con il prezzo medio di vendita delle abitazioni pari a 380.380 sterline a giugno, circa 78.000 sterline al di sotto del picco, al netto dell’inflazione, raggiunto cinque anni prima.
Inoltre, nel Sud-Ovest il valore medio degli immobili è sceso a 304.562 sterline a giugno, il che, in termini reali, equivale all’incirca ai prezzi registrati l’ultima volta nel maggio 2004.
Questi dati suggeriscono che, sebbene i proprietari possano ancora vedere cifre più elevate associate ai propri immobili rispetto a qualche anno fa, il potere d’acquisto sottostante di tali abitazioni non ha tenuto il passo con l’inflazione.









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